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Martedì, 30 Novembre 2021
Esplorazione spaziale

Torneremo sulla Luna e atterreremo su Marte. Ma ci vorrà più del previsto

Complice l’epidemia di Covid, molte missioni spaziali stanno subendo ritardi. Nei prossimi anni ci aspettano comunque grandi traguardi: il programma Artemis che punta a tornare sulla Luna, il Lunar Gateway, una base spaziale in orbita lunare, e la prima visita al pianeta rosso

Sulla Luna nel 2025, e quindi Marte, nel 2030. Un’agenda ambiziosa quella proposta dalla Nasa. Scandita forse più da esigenze politiche che da calcoli scientifici, e anche per questo probabilmente, sempre meno realistica. Il 15 novembre, l’Office of Inspector General dell’agenzia spaziale americana ha pubblicato un rapporto sullo stato di avanzamento del programma Artemis, quello che dovrebbe riportare gli astronauti americani a camminare sulla Luna in preparazione per il viaggio verso il pianeta rosso. E i risultati dell’analisi sono impietosi: complice Covid, e i ritardi che immancabilmente sono sorti dalla pandemia, è pressoché impossibile che l’agenzia riesca a rispettare la tabella di marcia ufficiale. Nessun obbiettivo è stato depennato – fortunatamente – ma bisognerà attendere più del previsto per vederli realizzati.

Una storia di 4 presidenti

I prossimi programmi di esplorazione spaziale della Nasa, d’altronde, hanno una storia complessa, che si snoda lungo ben tre presidenze degli Stati Uniti. Iniziando da quella di George W Bush, che nel 2005 varò il programma Constellation per rilanciare la Nasa dopo il pensionamento degli Space Shuttle, pianificando di riportare nuovamente l’uomo sulla Luna entro il 2020 e iniziando a progettare il viaggio umano su Marte. Passando per quella Obama, che cancellò il programma Constellation, abbandonando il progetto di tornare sulla Luna, e fissando due obbiettivi: il primo viaggio umano su Marte entro il 2030, e il primo atterraggio di un equipaggio su un asteroide per il 2025. Per finire con la presidenza Trump, che ha rivoluzionato nuovamente i progetti della Nasa, abbandonando i programmi dell’era Obama, e dando vita, nel 2019, all’attuale programma Artemis, che inizialmente prevedeva il ritorno degli astronauti americani sulla Luna per il 2028. Data poi anticipata, per decisione di Trump, al 2024.

Il presidente Biden ha confermato il sostegno della nuova amministrazione al progetto Artemis. Ma visti i continui cambi di programma degli ultimi due decenni, e con molte delle tecnologie necessarie ancora tutte da sviluppare, è naturale attendersi almeno qualche ritardo. La missione Artemis attualmente prevede 3 fasi distinte prima dell’allunaggio di un equipaggio umano.

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La prima, Artemis 1, è una missione senza equipaggio che deve testare in orbita lunare il nuovo sistema di lancio orbitale della Nasa, lo Space Launch System, e il veicolo spaziale Orion, entrambi sviluppati appositamente per le nuove missioni umane nello spazio profondo. A seguire è prevista Artemis 2, in cui entrambi i sistemi saranno testati con equipaggio, prima in orbita terrestre e poi in un viaggio attorno alla Luna. Per finire, sarà la volta di Artemis 3, il momento fatidico, in cui la capsula Orion porterà un equipaggio in orbita lunare, verrà attraccata ad un lander (lo Human Landing System) trasportato in orbita da una precedente missione, e aspetterà il ritorno degli astronauti dalla superficie, per riportarli nuovamente al sicuro sul nostro pianeta. Visto che la partenza di ogni missione dipende dal successo della precedente, qualsiasi ritardo è destinato ad accumularsi, e a spostare sempre più in avanti la data del ritorno degli esseri umani sulla superficie lunare.

Il programma Artemis

La prima missione, Artemis 1, sarebbe dovuta partire a novembre del 2021, ma a causa della pandemia è stata rinviata ufficialmente al primo quadrimestre del 2022. Una deadline che stando al al nuovo rapporto dell’Office of Inspector General si rivelerà probabilmente impossibile da rispettare, e dovrà essere spostata almeno all’estate del prossimo anno. Per questo motivo, Artemis 2 non partirà probabilmente nel 2023, come da programmi, ma non prima del 2024. E Artemis 3 rischia di subire ritardi anche maggiori, perché dipende non solo dal successo delle due fasi precedenti, ma anche dallo sviluppo di una serie di infrastrutture tecnologiche, come il lander Starship sviluppato in collaborazione con Space X, che porterà gli astronauti sulla superficie, e le nuove tute promesse dalla Nasa ai suoi astronauti, la cui realizzazione prosegue molto più a rilento del previsto. Attualmente, la discesa degli astronauti è stata già spostata al 2025, ma a questo punto – si legge nel rapporto – anche questa è un’ipotesi fin troppo ottimista: con ogni probabilità torneremo a camminare sulla Luna almeno due o tre anni più tardi del previsto.

Il Lunar Gateway

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Il ritorno sulla Luna, comunque, è solo il primo passo nel programma di esplorazione umana del Sistema Solare. E per le tappe successive sarà fondamentale la riuscita di un altro progetto in fase di sviluppo: il Lunar Gateway, ovvero una nuova stazione spaziale che sorgerà questa volta fuori dalla bassa orbita terrestre (dove è posizionata attualmente la Stazione Spaziale Internazionale), e più precisamente in orbita cislunare (attorno alla Luna), a circa 380mila chilometri di distanza dalla Terra. Il progetto, a cui partecipano tutte le principali agenzie spaziali del mondo e anche contractor privati come Space X, dovrebbe iniziare a concretizzarsi nei prossimi anni, con il lancio dei primi moduli previsto per il 2024, e il completamento ipotizzato attualmente nel 2028. Il suo sviluppo servirà inizialmente come banco di prova per nuove tecnologie per l’esplorazione dello spazio profondo, e per fornire all’umanità un campo base sia per l’esplorazione e la colonizzazione della Luna, sia per progettare nuove missioni in direzione di altri pianeti, come Marte.

Base Luna e il viaggio per Marte

Per quanto riguarda la colonizzazione della Luna, i piani della Nasa attualmente prevedono di iniziare con il lancio di un Lunar Surface Asset sulla superficie del nostro satellite, il primo modulo di quella che diventerà un’autentica base lunare, che garantirà una presenza fissa degli astronauti terrestri sul satellite. Il progetto al momento è ancora in fase di sviluppo: si parla del 2028 come possibile data per il lancio, ma le tempistiche e le specifiche del programma potrebbero quindi subire molte modifiche prima di vederlo diventare realtà.

Parlando di Marte, il progetto di esplorazione umana del pianeta è più che mai vivo, ma probabilmente ben più lontano di quanto promesso. L’idea di lanciare la missione nel 2030 è sfumata da tempo, e attualmente i piani della Nasa prevedono la partenza dei primi astronauti per Marte entro gli anni ‘30 del secolo. Un obbiettivo non impossibile, ma per il quale mancano ancora piani concreti. Molte delle tecnologie necessarie per un simile viaggio verranno infatti sviluppate nei prossimi anni nell’ambito del programma Artemis e del Lunar Gateway, da cui sono attesi anche dati importantissimi per comprendere più a fondo come reagisce l’organismo umano quando viene esposto per periodi di tempo prolungati all’ambiente presente nello spazio profondo, lontano dalla magnetosfera terrestre che protegge gli astronauti durante la loro permanenza nella Stazione Spaziale Internazionale.

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