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Martedì, 30 Novembre 2021
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La truffa dei "certificati bianchi" che faceva aumentare le bollette

Come funzionava il presunto raggiro sviluppato intorno al meccanismo dei cosiddetti Tee (titoli di efficienza energetica) scoperto dalla Guardia di finanza

"Carta bianca" è il nome che la Guardia di finanza di Aosta ha dato all'indagine avviata nel luglio del 2019 su una presunta maxi truffa nel settore energetico: secondo le accuse, il raggiro avrebbe generato il rincaro delle bollette dell'elettricità. Le Fiamme gialle hanno arrestato ventidue persone tra Italia e Germania, sequestrato beni per 41 milioni di euro e indagato nel complesso 113 persone, per fatti che risalgono al periodo 2016-2020. Le accuse, pesantissime, sono associazione a delinquere, truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche e riciclaggio.

La truffa che faceva aumentare le bollette

La presunta truffa sull'energia che faceva rincarare le bollette della luce scoperta dalla Guardia di finanza si è sviluppata, sempre secondo l'accusa, intorno al meccanismo dei cosiddetti Tee (titoli di efficienza energetica), altrimenti detti "certificati bianchi", entrato in vigore nel 2005. Finanziati anche con i soldi dei contribuenti attraverso una componente tariffaria in bolletta, sarebbero stati falsificati. Ma andiamo con ordine, per capire di cosa si tratta.

I "Tee" o certificati bianchi sono lo strumento principale di promozione dell'efficienza energetica in Italia nel settore industriale, delle infrastrutture a rete, dei servizi e dei trasporti, ma riguardano anche interventi realizzati nel settore civile. In altre parole, se si realizza un intervento di efficienza energetica che garantisce un risparmio energetico sostanziale, si possono ottenere titoli trasformabili in denaro. I certificati bianchi, nello specifico, sono titoli negoziabili che certificano il conseguimento di risparmi negli usi finali di energia attraverso interventi e progetti di incremento dell'efficienza energetica. Un certificato equivale al risparmio di una tonnellata equivalente di petrolio (Tep). Sono emessi dal gestore del mercato elettrico (Gme) sulla base dei risparmi ottenuti anche attraverso gli interventi per gli impianti di cogenerazione ad alto rendimento (impianti, cioè, che sfruttano un'unica energia primaria per produrre in un'azienda, in maniera combinata ed efficiente, contemporaneamente energia elettrica e termica).

Come funzionava la truffa dei certificati bianchi, secondo l'ipotesi accusatoria? Alla base del presunto raggiro c'è l'obbligo, da parte delle aziende distributrici di energia elettrica e gas con più di 50mila clienti finali, di conseguire annualmente determinati obiettivi di risparmio energetico. Le aziende, per assolvere al proprio obbligo che dà diritto ai certificati bianchi, possono realizzare progetti di efficienza energetica oppure acquistare i certificati stessi da altri operatori del settore, le cosiddette "Energy Service Company" (Esco), società che scelgono volontariamente di realizzare progetti di riduzione dei consumi negli usi finali di energia.

Qui entra in gioco il Gestore dei servizi energetici S.p.a. (Gse), una società a partecipazione pubblica che riconosce - sia alle aziende distributrici sia alle Esco - un controvalore in certificati in base al risparmio di energia derivante dagli interventi realizzati. I certificati sono poi liberamente scambiabili sul mercato dei titoli di efficienza energetica gestito dal Gestore dei mercati energetici S.p.a. (Gme). Non solo, perché i certificati bianchi vengono poi presentati al Gestore dei servizi energetici (Gse) per maturare il diritto all'ottenimento di un contributo tariffario in denaro da parte della Cassa per i servizi energetici e ambientali (Csea).

I contributi pubblici per il risparmio energetico prelevati in bolletta

Il contributo pubblico erogato dalla Cassa è parametrato al valore di mercato dei certificati bianchi scambiati e viene finanziato da tutti i contribuenti, attraverso i prelievi operati sulle bollette energetiche alla voce "oneri di sistema", spese che poco hanno a che vedere con gli effettivi consumi di energia e che vanno a finanziare, appunto, attività di interesse generale per il sistema elettrico nazionale. Negli ultimi anni, gli oneri generali di sistema hanno rappresentato una quota crescente e sempre più significativa della spesa totale annua di energia elettrica degli utenti finali: la voce sugli oneri che compare sui corrispettivi delle fatture energetiche rappresenta circa il 25% del totale da pagare, a prescindere dal proprio fornitore. Ecco perché questa presunta truffa sull'energia, se l'ipotesi accusatoria venisse confermata, andrebbe ad incidere direttamente sul rincaro delle bollette della luce.

I certificati bianchi falsificati, secondo l'accusa

L'indagine in questione è iniziata a Saint Christophe (Aosta), dove è stata scoperta la prima delle otto "Energy Service Company" (Esco) fantasma: priva di struttura operativa e amministrata da un prestanome, la società sarebbe riuscita ad ottenere indebitamente, a fronte di 26 falsi progetti presentati al Gse, circa 27mila certificati bianchi, poi rivenduti a un controvalore di poco superiore a 8 milioni di euro. In questa fase è emerso il coinvolgimento di alcune società tedesche. Gli accertamenti hanno consentito di risalire all'esistenza di un presunto sodalizio criminale che da un anonimo ufficio di Torino gestiva, oltre a quella valdostana, altre sette "Esco" nelle province di Milano, Torino, Varese, Asti, Vercelli e Biella. "Vere e proprie scatole vuote utilizzate al solo scopo di ottenere e scambiare certificati bianchi", scrive l'accusa.

Dei proventi illeciti (più di 27 milioni di euro), 14 milioni sarebbero stati oggetto di riciclaggio in Albania, Bulgaria, Germania, Liechtenstein, Malta, Principato di Monaco, Slovenia, Spagna, Svizzera, Regno Unito, Ungheria, rientrando in Italia in contanti per poi essere reinvestiti in strumenti finanziari, criptovalute e immobili di lusso, sempre secondo l'accusa. Il tutto, spiega il gip di Torino nell'ordinanza di custodia cautelare, sarebbe stato reso possibile "sfruttando le falle del sistema legislativo dell'incentivazione del risparmio energetico globale, se si considera che le fasi di accreditamento presso il Gse, nonché di presentazione e valutazione dei progetti, sono avvenute esclusivamente in modalità telematica, senza alcun effettivo reale riscontro sul campo".

La presunta truffa finanziata con i prelievi in bolletta

"La maxi truffa - continua il gip - è stata posta in essere dalle Esco individuate, ottenendo indebitamente certificati bianchi per un valore complessivo di 27 milioni di euro". Finanziati, come detto prima, anche a spese dei contribuenti finali tramite i prelievi operati sulle bollette energetiche alla voce "oneri di sistema". L'accusa sostiene che i cittadini, con quella voce in bolletta, si sono trovati a pagare oneri che non si sono realmente mai tradotti in risparmio energetico, ma avrebbero finanziato l'acquisto di ville e criptovalute. L'effetto sul rincaro in bolletta è indiretto: se i risultati sul fronte del risparmio energetico non ci sono, chiaramente gli oneri aumentano.

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In totale, per realizzare la presunta truffa, sarebbero stati presentati 95 falsi progetti riguardanti lavori mai effettuati (prevalentemente sostituzione di caldaie, coibentazione di pareti, cappotti termici) su immobili realmente esistenti sul territorio nazionale che, insieme a ditte e persone inconsapevoli, sarebbero stati sistematicamente individuati attraverso semplici ricerche sul web. L'inchiesta sulla presunta truffa si è svolta con il coordinamento di Eurojust (l'Agenzia dell'Unione europea per la cooperazione giudiziaria penale), in sinergia con la Germania attraverso il collegamento tra la procura di Aosta e quella di Duisburg. Gli indagati risiedono nelle province di Torino, Brescia, Napoli, Salerno, Foggia e Barletta-Andria-Trani.

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