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Martedì, 30 Novembre 2021
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Cosa accade nel cervello delle nonne quando vedono i loro nipoti

Secondo una ricerca americana, le nonne provano un'empatia maggiore quando hanno di fronte i loro nipoti piuttosto che i loro figli

Sappiamo quanto le nonne siano importanti per la crescita dei loro nipoti. Garantiscono loro una continuità emotiva quando il genitore é assente (per motivi di salute o lavorativi). Fungono da compagni di gioco con cui i piccoli possono divertirsi e distrarsi. Ma ricoprono anche un importante ruolo educativo perché sono una fonte di saggezza e di esperienza. Crescere con nonne amorevoli e costantemente presenti migliora la crescita e lo sviluppo emotivo del bambino.

Ma su cosa si basa questo speciale legame intergenerazionale? A indagarlo per la prima volta gli scienziati della Emory University di Atlanta (in Georgia) che hanno scansionato il cervello di 50 nonne mentre guardavano le foto dei loro nipoti per comprendere meglio le basi scientifiche di questo legame. Dallo studio, pubblicato su Proceedings of the Royal Society B, è emerso una che tra le nonne e i nipoti esiste un legame talmente profondo da consintire loro una condivisione empatica di gioie e dolori, come se fossero in simbiosi. “Le funzioni cerebrali delle nonne - ha affermato Minwoo Lee, studente laureato a Emory e coautore dello studio - possono svolgere un ruolo importante nella vita sociale e nello sviluppo del bambino. Questo è un aspetto importante dell'esperienza umana che è stato in gran parte lasciato fuori dal campo delle Neuroscienze e che noi abbiamo voluto studiare”.  

Lo studio

I ricercatori hanno arruolato 50 nonne sane con almeno un nipote biologico tra i 3 e i 12 anni, per capire come il loro “sostegno” pratico ed emotivo alle famiglie poteva essere associato a un migliore benessere dei nipoti. Le nonne hanno compilato dei questionari per misurare il loro grado di coinvolgimento e attaccamento al nipote, fornendo dettagli su quanto tempo trascorrono con i lui, sulle attività che fanno insieme a lui e su quanto affetto provano per lui. Le nonne sono state sottoposte a una risonanza magnetica funzionale (fMRI) per misurare la loro funzione cerebrale mentre guardavano le immagini del loro nipote, di un bambino sconosciuto, del genitore dello stesso sesso del nipote e di un adulto sconosciuto.  

Le nonne sentono ciò che provano i loro nipoti

Nella gran parte delle nonne la visione delle immagini dei nipoti aveva attivato maggiormente le aree del loro cervello associate all'empatia emotiva e alla motivazione, rispetto alle altre immagini. Queste nonne avevano anche riferito nel questionario che desideravano essere coinvolte maggiormente nella cura del nipote.  “I risultati - spiega James Rilling, autore principale e professore presso il Dipartimento di Antropologia di Emory e il Dipartimento di Psichiatria e Scienze Comportamentali - suggeriscono che le nonne riescono a sentire ciò che provano i loro nipoti quando interagiscono con loro. Se il loro nipote sorride, provano la gioia che prova il bambino. Se il loro nipote sta piangendo, sentono il dolore e l'angoscia che sta provando il bambino”. 

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Le nonne sono più legate emotivamente ai loro nipoti che ai loro figli

Lo studio ha anche scoperto che quando le nonne guardano le immagini del loro figlio adulto, si attiva maggiormente l'area del cervello associata all'empatia cognitiva. Ciò indica che le nonne riescono a capire ciò che il figlio sta pensando e perché, ma non quel che sta provando a livello emotivo. "I bambini piccoli probabilmente sono maggiormente capaci di “manipolare” non solo il cervello materno, ma anche quello delle nonne", dice Rilling -. Un figlio adulto non ha più la stessa “capacità", quindi probabilmente non suscita la stessa risposta emotiva nelle madri". 

Il ruolo delle nonne nelle Società moderne

Gli esseri umani possono essere definiti come allevatori cooperativi, poiché le madri chiedono aiuto ad altri componenti della famiglia per prendersi cura della loro prole, sebbene le fonti di tale aiuto possano variare a seconda della società. "Spesso crediamo che il padre sia la figura che maggiormente aiuta la madre, ma non è sempre così, afferma Rilling -. In alcuni casi, sono le nonne le principali aiutanti". In effetti, l'ipotesi della nonna come aiutante principale, che fornisce benefici alla prole e ai nipoti, è legata anche al fatto che le femmine tendono ad avere una vita più lunga, oltre l’età riproduttiva, rispetto ai maschi. Esistono numerosi studi a sostegno di ciò: tra questi c’è una ricerca condotta sulla popolazione degli Hadza in Tanzania che mostra come il procurare cibo da parte delle nonne migliora lo stato nutrizionale dei nipoti; un'altra ricerca, mostra, invece, come il “sostegno” delle nonne riduce gli intervalli tra i parti delle figlie e aumenta il numero dei nipoti. 

“Ma anche nelle Società moderne - conclude Rilling - si evince come l'impegno delle nonne nel “sostenere” i loro nipoti sia associato a migliori risultati dei bambini nella scuola, nella socialità, nel comportamento e nella salute fisica".

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