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Martedì, 30 Novembre 2021
Trasporto pubblico locale

Mezzi pubblici e Super Green Pass: cosa cambia dal 6 dicembre in tutta Italia su bus, tram e metropolitane

Cosa cambia con il nuovo decreto in tutte le Regioni, a prescindere che siano in zona bianca, gialla, arancione o rossa. Anche per salire su un bus urbano, o sulla metro, bisognerà avere con se almeno il risultato negativo di un tampone? Ma chi controllerà?

Il Green Pass "semplice" servirà dal 6 dicembre 2021 (almeno fino al 15 gennaio 2022) anche per salire su alcuni mezzi di trasporto ferroviario regionale e trasporto pubblico locale. In attesa del testo definitivo in Gazzetta Ufficiale e delle Faq, l'aspetto di come combinare certificato verde e mezzi pubblici locali è cruciale e poco chiaro. Finora in questi casi il certificato non era richiesto e i sindacati dei trasporti - e non solo loro - già sollevano dubbi (parlano di un possibile rallentamento dei tempi del servizio e del rischio di eventuali aggressioni). I nodi da sciogliere sono tanti, annunci a parte.

Bus, tram e metro solo per vaccinati, guariti e per chi ha tampone negativo?

La novità più grossa del decreto è proprio quella sui trasporti pubblici e cambierà, di molto, la mobilità di milioni di italiani: dal 6 dicembre il Green Pass base sarà necessario non più solo per prendere un aereo, un treno ad alta velocità, un pullman o una nave che collegano più di due regioni, ma anche per i mezzi del trasporto regionale e interregionale e del trasporto pubblico locale nella città grandi e piccole. Ma sarà davvero così? Questo significherebbe che, anche per salire su un bus urbano o sulla metro, bisognerebbe avere con se almeno l’esito negativo di un tampone. Tale misura finora non era stata introdotta per la difficoltà nei controlli che saranno effettuati a campione. Non è affatto chiaro come e se si procederà coi controlli. E' ancora possibile (probabile secondo qualcuno) che si deciderà di limitare ai soli treni regionali l'obbligo di Green Pass: non autobus e metro.

Sette regioni italiane in zona rossa, due in rosso scuro e tutte le altre in arancione

In base alle informazioni a oggi disponibili, non è escluso che gli studenti dai 12 anni non vaccinati (che pure non hanno obbligo di tampone per accedere a scuola) se vorranno utilizzare i mezzi pubblici dovranno effettuare il tampone: lo scrive tra gli altri oggi Repubblica. Ma è davvero così? Pare molto improbabile che anche gli under 12 dovranno fare il tampone per prendere il bus per andare, ad esempio, fino a scuola da soli (come accade spesso per chi va alle scuole medie). Per molte famiglie sarebbe un salasso. Per ora non è previsto alcun obbligo di Green Pass per gli under 12. Neppure quando arriverà il via libera alla vaccinazione. Quindi il nodo mezzi pubblici sarà probabilmente risolto senza restrizioni per questa fascia di età. Insomma, occorre prudenza e solo nei prossimi giorni, prima del 6 dicembre, se ne saprà di più.

Il rebus dei controlli

Sui controlli si sarebbe sfiorato lo scontro tra Mario Draghi e Luciana Lamorgese. Succede - raccontano oggi alcuni quotidiani - quando in consiglio dei ministri viene annunciato un piano di controlli da affidare al Viminale. "Ma noi – lamenta la ministra – non siamo in grado di garantirlo al meglio, siamo in carenza di uomini e risorse". "Non posso sentire un argomento del genere – è il senso della replica, riferita da diversi presenti – perché è fondamentale aumentare i controlli. E spetta all’Interno garantirlo".

Sarà in ogni caso disposto un rafforzamento dei controlli da parte delle prefetture che devono prevedere un piano provinciale per l’effettuazione di costanti controlli entro 5 giorni dall’entrata in vigore del testo e sono obbligate a redigere una relazione settimanale da inviare al Ministero dell’interno. 

C'è sempre poi lo scoglio privacy, non un dettaglio: chi fa i controlli potrà sapere se il controllato è guarito o vaccinato? Chiunque effettuerà un controllo in teoria verrà a sapere se siamo vaccinati, se abbiamo avuto il Covid o semplicemente fatto un tampone. E non va bene: su questo in passato il Garante della Privacy  aveva espresso parere negativo. Poi ovviamente davanti alla stretta c'è il rischio del moltiplicarsi, come ha detto Draghi, dei "furbettì pronti ad aggirare le regole, compresi i tentativi di falsificazione dei lasciapassare, con maggiore pericolo di contagi".

La certezza è che sarà necessaria una riorganizzazione e un disegno molto mirato sui controlli, che per il momento - almeno in questa categoria - si annunciano a campione. "Di questo - ha spiegato il premier Mario Draghi  - è stata investita la ministra dell'Interno. Le forze dell'ordine saranno mobilitate in modo totale. C'è tutta una aneddotica sui mancati controlli, bisogna potenziarli. Tutte le forze di sicurezza, i vigili urbani, saranno impiegati con un impianto diverso dal passato". Spetta ai Prefetti la costruzione di Piani d'azione che andranno disegnati in base ai territori e in breve tempo: i Comitati provinciali dovranno essere riuniti entro tre giorni dalla pubblicazione in Gazzetta del nuovo decreto e adottare le misure stabilite in quella sede entro cinque giorni. Regolarmente sarà richiesto allo stesso Comitato di offrire una relazione al Viminale.

Ma chi controllerà? I controllori sono preposti alla verifica del biglietto e poi sono pochi. Basti pensare che a Roma l'Atac ha 250 controllori su 350mila passeggeri che ogni giorno prendono la metro e 200mila il bus. 

"Il governo ci dica come avverranno le verifiche, con quale personale, visto che non ci sono sufficienti controllori. E non può ricadere tutto sul capotreno o sull’autista perché parliamo di mezzi ad alto affollamento", dice oggi alla Stampa Maria Teresa De Benedictis, segretaria nazionale della Filt Cgil. "Noi riteniamo che la verifica debba essere fatta all’acquisto del titolo di viaggio, proprio per non esporre il personale ad alterchi e aggressioni a bordo del mezzo", dice la sindacalista. Davvero tabaccai ed edicolanti dovranno verificare il passaporto vaccinale dei viaggiatori quando vendono il biglietto dell’autobus? Improbabile. Come è impossibile aggiornare il meccanismo elettronico dei tornelli per renderlo in grado di leggere anche il Qr code del Green Pass, oltre al codice a barre delle tessere.

Invece sui treni regionali il controllo della certificazione verde sembra più semplice, basta adeguarsi a quello che già fa il capotreno sui treni ad alta velocità dove ha la responsabilità di verificare sia il titolo di viaggio che il lasciapassare anti Covid. Ma per De Benedictis "sui treni regionali c’è un’alta affluenza e un capotreno non può fare tutto da solo. Le aggressioni sono all’ordine del giorno, dobbiamo evitare altre occasioni di conflitto".

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Le multe

Nulla dovrebbe cambiare sul fronte multe: per ora sulle tratte di  lunga percorrenza coloro che non sono in grado di mostrare una certificazione verde valida rischiano la multa da 400 a 1.000 euro. Le cifre dovrebbero rimanere quelle. Sulla "logistica" è caos però. Sui treni i trasgressori vengono fatti scendere alla prima fermata disponibile, dove vengono affidati a pubblici ufficiali che decidono la tipologia di sanzione. Ma pensare a uno schema del genere nelle grandi città è irrealistico.

Tanti dubbi, dunque: doveroso aspettare i testi per capire cosa comporterà l'eventuale estensione a bus, metro e treni regionali del green pass obbligatorio. La sensazione è che nelle città sia irrealizzabile il piano di chiedere il Green Pass su bus, tram e metro. Staremo a vedere.

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